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4 cose che irritano chi ti legge

3 cose che irritano chi ti legge

4 cose che irritano chi ti legge

Comunicare sui social network vuol dire conversare con un numero elevatissimo di persone, cosa che spesso viene sottovalutata.

Se sei un brand, questo non puoi permettertelo. Mentre in un rapporto a tu per tu con un singolo interlocutore puoi agevolmente capire qual è la miglior combinazione lessico-atteggiamento da adottare, ma quando si tratta di parlare ad una moltitudine di persone devi misurare bene le parole, soprattutto perché sono scritte e quindi non è possibile far trasparire il tono di voce.

A tal proposito, ci sono tre pessime abitudini che dovresti evitare:

  1. Inserire più di un punto esclamativo: hai mai visto un giornale che fa uno scoop sensazionale e pubblicizza la notizia mettendo un titolo con tre, quattro, cinque, venti punti esclamativi? No, non credo. Il punto esclamativo serve ad esclamare, ovvero a porre maggiore enfasi nel tono di voce, non ad indicare l’inusualità di un evento o la straordinarietà di un oggetto o una persona. Per quello ci sono le parole, migliaia di parole. Fai uno sforzo, sono sicuro che troverai quelle giuste.
  2. Abusare dei puntini sospensivi: i puntini sospensivi si chiamano così perché stanno ad indicare che una frase è rimasta in sospeso, cioè non è stata completata. Non ha senso inserirli alla fine di una frase compiuta, anche se comprendo che la ragione di questa scelta può essere quella di invitare il pubblico a meditare su quanto scritto e magari rispondere con le proprie considerazioni a riguardo. Per fare questo, però, esistono altri artifici, come ad esempio quelle che noi del mestiere chiamiamo call to action, ovvero degli inviti, più o meno espliciti, a compiere un’azione: domande, esclamazioni, domande retoriche e simili.
  3. Inserire il punto alla fine di un tweet o uno stato: sebbene linguisticamente parlando non sia un errore, rientra nelle norme di netiquette. Come dicevo prima, sul Web non esiste il tono di voce, e questo crea molti problemi di interpretazione. Il punto alla fine di una frase indica rigidità, come a dire «ho deciso così, punto.» La sensazione di chiusura al dialogo è molto forte e sono sicuro che molti si astengono dall’interagire proprio per questo motivo.
  4. Scrivere solo in maiuscolo: per i motivi descritti sopra, scrivere in maiuscolo sul Web equivale a gridare. Che hai da strillare? Qualcuno ti ha forse aggredito? A meno che non sia così, cerca di mantenere un tono pacato e di manifestarlo scrivendo usando il formato corretto.

Questi sono alcuni trucchi che sebbene siano la base per comunicare correttamente sui social media, non sono così conosciuti e rispettati come si crede. Io ho individuato i quattro più gravi e frequenti, tu sai dirmi quali sono gli altri?

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2 risposte

  1. Aiutoooo, ahimè, sono una perfezionista, metto sempre il punto alla fine del tweet ma non per la motivazione che hai detto tu, semplicemente perchè quando si finisce una frase si mette il punto. A scuola mi hanno insegnato così, io ho frequentato le scuole ai tempi in cui ti insegnavano anche bella calligrafia, non potevi avere la tua e basta, dovevi scrivere secondo canoni di bellezza standard. Sarà per quello che adesso quando scrivo sembra la ricetta di un dottore e il mio capo mi chiama zampe di gallina ? Cercherò di utilizzare i tuoi consigli ma non sarà facile, l’abitudine è dura a morire (qui non ce lo metto IL PUNTO così lascio aperta la conversazione) Grazie Mario

    1. Ahahahahahahahah! Ti svelo un segreto: anche io spesso uso il punto per lo stesso motivo, e anche io scrivo “a zampe di gallina”. Comunque vedrai che dopo un po’ ti verrà automatico 😉

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Mario Palmieri

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