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L’Antitrust cerca di controllare l’influencer marketing

Antitrust e influencer

È di ieri la notizia che l’Antitrust, ente riconosciuto come Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ha inviato delle lettere di diffida ad alcuni degli influencer italiani più noti.

Stando al contenuto delle lettere, l’Antitrust invita coloro i quali vengono riconosciuti come influencer sui social network a indicare in maniera esplicita i post in cui pubblicizzano un prodotto o un marchio, pena la sanzione prevista per i casi di pubblicità occulta.

Secondo l’Antitrust, infatti, internet non sarebbe un mezzo di comunicazione diverso da radio e televisione e che quindi le norme che disciplinano la pubblicità in questi ultimi due contesti debbano essere valide anche per il web.

Brevemente, chi sono gli influencer

Gli influencer sono personaggi che ottengono grande seguito sul web, in particolare sui loro blog e social network e che riescono, attraverso la loro popolarità, a influenzare le scelte dei propri follower.

Le aziende, poi, sfruttano gli influencer come strumento di marketing, chiedendo loro di sponsorizzare i propri prodotti presso il loro pubblico, naturalmente dietro compenso.

In parole povere, gli influencer non sono altro che i nuovi testimonial. Il vantaggio per le aziende è quello di risparmiare tantissimi soldi rispetto agli spot TV e agli ingaggi dei VIP e ottenere allo stesso tempo pubblicità per il proprio prodotto presso un pubblico targetizzato e quindi più probabilmente interessato dall’offerta.

La pubblicità deve essere riconoscibile

L’intento commerciale di un messaggio deve essere immediatamente chiaro al consumatore, questo chiede l’Antitrust, mentre invece l’influencer marketing poggia le sue basi sul fatto che sussista un rapporto di fiducia tra l’influencer e i suoi seguaci e che i post del primo vengano percepiti come consigli genuini dai secondi, mentre invece si sta pubblicizzando un brand dietro compenso, ovvero si sta facendo pubblicità.

Se assumiamo per vera questa affermazione dell’Antitrust, possiamo tranquillamente dire che gli influencer rischiano di fare pubblicità occulta.

Come mettersi in regola?

La lettera risponde anche a questa domanda: per poter rendere un post riconoscibile come sponsorizzato, basta inserire un hashtag del tipo #advertising, #sponsor, #pubblicità o qualsiasi parola-chiave che palesi lo scopo del messaggio.

E se il brand ti fa un regalo?

Anche nel caso in cui un brand regali un prodotto al testimonial di turno, il quale decide spontaneamente di dedicare un post allo stesso marchio, bisogna specificare che si tratta di un prodotto offerto in regalo con l’hashtag #prodottooffertoda seguito dal nome del brand.

È un provvedimento giusto?

Se consideriamo internet un mezzo alla pari di radio e televisione, e lo è, possiamo senza dubbio prendere per buona la posizione dell’Antitrust, il cui scopo in questo caso non è tutelare la concorrenza, ma il consumatore, oltre al tentativo di disciplinare un mercato nuovo che fino a qualche anno fa non esisteva e che ad oggi sembra impossibile da regolamentare per la sua vastità e varietà e onestamente ho qualche perplessità sulla riuscita di tale proposito, ma se ciò serve a fare chiarezza per il bene del consumatore, ben venga.

Questo cambierà le cose? Personalmente, non credo che aggiungere una piccola dicitura #adv sotto una foto sia un elemento discriminante del successo o insuccesso di una campagna di influencer marketing. Molto probabilmente i like e le vendite continueranno a fioccare e anzi, credo che questa decisione possa addirittura rivelarsi vantaggiosa se dovesse prendere piede la tendenza tra gli utenti di fare ricerche proprio sugli hashtag dedicati alla pubblicità per vedere quali prodotti promuovono gli influencer delle varie nicchie.

Qual è invece la tua opinione? Reputi questo provvedimento utile? Quali saranno gli effetti, secondo te? Dì la tua nei commenti.

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