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Dipendenza dai social network tra fantasie e realtà

Dipendenza da Facebook
Dipendenza da Facebook
Fonte immagine: The Simple Formula

Diciamo che questo post non nasce a caso, diciamo che quando leggo troppe minchiate non riesco a non controbattere e diciamo che in queste righe prometto di non accusare nessun giornalista da strapazzo.

Fatta questa premessa, scrivo questo post per parlare di un problema che per alcuni è serio, per altri è una questione di secondo piano e per altri ancora è inesistente: la dipendenza da social network. So che su questo tema dovrebbero scorrere fiumi di parole, ma voglio limitarmi a scrivere la mia opinione a riguardo.

Esiste o non esiste?

Ho letto più di un articolo nei giorni scorsi di blogger e magazine online a riguardo e qualcuno addirittura fa una lista di dieci sintomi che contraddistinguono il social addicted, mentre altri addirittura l’hanno battezzata con l’acronimo FOMO, ossia Fear of Missing Out (in italiano, paura di essere tagliati fuori). Insomma in Rete sta avanzando l’ennesimo capo d’accusa contro i social network.

Sono del parere che la dipendenza da social network esista in qualità di sublimazione della socialità reale: si diventa, cioè, dipendenti dai social network quando ci si crea una cerchia di conoscenze ed amicizie diversa e soggettivamente migliore di quella reale.

Ognuno di noi ha le proprie insicurezze e le proprie inibizioni, anche le persone più estroverse, ed è inutile nasconderlo: il monitor funge da maschera per questi problemi, una maschera che sfruttiamo per raccogliere consensi che non raccoglieremmo nella realtà proprio a causa dei nostri dubbi esistenziali, ma non è questo a creare o non creare dipendenza.

La risposta ad un bisogno

Dobbiamo capire innanzitutto che i social network non nascono per vendere inserzioni pubblicitarie, ma bensì come risposta ad una necessità: il naturale bisogno di comunicare innato nell’uomo.

Siamo sinceri, quante volte durante la giornata interagiamo con altre persone senza esserne costretti da cause esterne quali il lavoro, la burocrazia o fatti accidentali? Quanti, alla fine della giornata, riescono a portare avanti una conversazione coi propri familiari? Non penso di azzardare se dico che quasi nessuno riesce a farlo. Il punto è che la produttività tipica della società capitalista ci impone ritmi di lavoro frenetici, i quali oltre a rendere impossibili le interazioni sociali, strappano ogni brandello di forza mentale e fisica che abbiamo, fino al punto in cui siamo sfiniti e non riusciamo più nemmeno a proferire parola.

Tuttavia, non possiamo trascurare le pulsioni interne e quindi se il ritmo di lavoro diventa più veloce, anche quello della comunicazione deve cambiare. Pensiamoci un attimo: quanto tempo impieghiamo per scrivere un tweet? Pochi secondi. Con quante persone interagiamo mediante un tweet? Tante quanti sono i nostri follower. In pratica con un colpo solo possiamo comunicare addirittura con migliaia di persone contemporaneamente! Certo, l’interazione sarà più impersonale rispetto ad una conversazione faccia a faccia, ma almeno abbiamo in parte soddisfatto il bisogno di comunicare che avevamo all’inizio. Tutto merito dei social network!

La causa di una presenza intensiva

A questo punto, si può semplificare la questione ad una mero rapporto di proporzionalità inversa: minori sono le interazioni sociali nella realtà, maggiore sarà la presenza del soggetto sui social network, eccezion fatta ovviamente per chi coi social network ci lavora.

Le cause di una presenza online eccessiva, sono quindi da ricercare in una vita sociale inappagante, dunque non è valido il contrario: una massiccia presenza online non svilisce la vita sociale di una persona. Di conseguenza, torniamo al concetto che ho espresso in partenza di sublimazione della realtà: se la socialità offline non è soddisfacente, quella online costituisce un’alternativa migliore ad essa, poiché non solo viene compensata la mancanza, ma addirittura la quantità di interazioni virtuali diventa maggiore di quella delle interazioni reali.

Conclusioni

Personalmente penso che i giornalisti che parlano di dipendenza dai social network stiano semplicemente guadagnandosi la paga sacrificando la tutela di una corretta informazione, ma soprattutto penso che se tante persone passano troppo tempo sui social network bisognerebbe iniziare a muovere qualche critica a questo sistema produttivo che ci rende sempre più soli. Va quindi invertito il rapporto causa-effetto: non sono i social network a renderci depressi e solitari, ma sono la depressione e la solitudine che ci portano ad entrare nel mondo virtuale, chiuderne la porta e gettare la chiave.

Tu cosa ne pensi? Cosa causa la dipendenza da social network, se così possiamo chiamarla?

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Una risposta

  1. la fomo esiste e ammettiamolo, tutti ne siamo affetti… il fatto è che se si parlasse di più forse avremmo una fomo diversa: una fomo in cui si ha paura di perdersi qualcosa della vita reale…

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Mario Palmieri

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