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Il naming, grande sottovalutato del nostro tempo

My name is

My name is

Sii sincero: ti è sempre piaciuto il nome che hai? Non hai mai desiderato poterlo scegliere? Ovviamente, salvo rari casi previsti dalla legge, ciò non è possibile. Il fatto è che la volontà di dare un nome alle cose è una costante della nostra psicologia quotidiana, così come lo è l’abitudine di dare un giudizio in base al nome. Non si può far nulla: è un comportamento umano consolidato da milioni di anni e non avrebbe senso tentare di cambiarlo. Quello che è possibile fare è scegliere il nome migliore in ogni situazione, e questo è ciò che fa chi si occupa di naming.

La scelta del nome di un prodotto, un servizio o un brand va vista come parte di una strategia e dovrà comunicare la storia e il futuro del prodotto in questione, tenendo in considerazione la possibilità di utilizzarlo in modo versatile nelle campagne pubblicitarie.

Target e mercati

A questo bisogna aggiungere il fatto che il nome scelto deve essere a misura di target e deve essere comprensibile in tutti i mercati geografici in cui opera l’azienda. Facciamo un esempio: una multinazionale italiana di attrezzi da giardinaggio vuole proporre un nuovo tagliaerba a motore sul mercato. Nello scegliere il nome del modello verrebbe spontaneo optare per uno italiano, ma non possiamo trascurare il fatto che trattandosi di una multinazionale, il tagliaerba verrà venduto anche in altri Paesi, nei quali non tutti pronunciano bene l’italiano, portando la potenziale clientela a dimenticare presto il prodotto. Meglio optare per un nome inglese, lingua conosciuta, sebbene in vari livelli, in tutto il mondo.

Intercettare i bisogni

Attribuire un nome significa attribuire un’identità sia al prodotto che all’azienda, la quale deve rispondere correttamente alle esigenze della clientela, nonché alla domanda presentata dal mercato in cui opera. L’obiettivo del naming è anche quello di canalizzare le sensazioni che il prodotto col suo nome suscita nell’utenza finale verso i bisogni di questa. Se ho un bisogno, insomma, il nome del prodotto deve convincermi che ciò che l’azienda mi propone soddisferà tale richiesta.

Errori e conseguenze

Non di rado può capitare che un nome scelto troppo alla leggera sia la condanna di un prodotto che in sé presentava le caratteristiche giuste per farsi strada nel mercato: le ambiguità sono dietro l’angolo e non perdonano. Gli utenti sono molto sensibili e possono mal interpretare un nome che in qualche modo li offende o li inganna. Non voglio stare qui a citare qualche epic fail come la birra Stronzo o la catena di negozi KidsExchange, ma la Rete ne è piena. Quando accade l’immagine e la reputazione dell’azienda sono compromesse. Irrimediabilmente.

Tu come hai scelto il nome del tuo brand? Hai vagliato tutte le possibili implicazioni? Oppure ti sei rivolto ad un professionista? Confrontiamoci insieme. 🙂

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Mario Palmieri

Mi chiamo Mario Palmieri e sono un digital copywriter. Mi occupo di scrivere testi pubblicitari e contenuti per conto di aziende e professionisti che vogliono farsi conoscere sul web.

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