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Le domande da non fare a un copywriter

Le domande da non fare a un copywriter

Personalmente mi ritengo fortunato ad avere tanti clienti con cui è un piacere collaborare, soprattutto quando non sono del settore. Certo, ogni tanto capita di non capirsi con qualcuno, ma in genere mi piace mettere tutto in chiaro prima di iniziare una collaborazione, quindi se qualcosa non funziona, in genere il lavoro non inizia nemmeno, evitando tante incomprensioni. Dal punto di vista del cliente, essere rifiutati da un professionista può dare fastidio, ma può darsi che il motivo per cui ciò sia accaduto sia da ricercare nella natura della richiesta. Lavorando nel settore, posso dirti che ci sono delle domande che un copywriter non gradisce gli vengano poste, in quanto incompatibili con il metodo di lavoro che questa professione ci richiede, e voglio spiegarti il perché.

Quanto costa il testo di una pagina?

Un buon copywriter professionista ha sicuramente un’idea dei costi, ma non ha un tariffario da esibire come se fosse un menù al ristorante, perché ogni progetto è diverso. Riceverai un preventivo comprensivo di ogni cosa e verrà tenuto conto del tempo impiegato, del target di riferimento, della complessità generale del progetto, degli obiettivi da raggiungere e altri fattori che, appunto, cambiano da progetto a progetto.

Perciò, questa è una domanda inutile, perché un copy ti darà sempre e solo una risposta: «dipende».

Prima di chiedere una cifra, spiega che tipo di lavoro vorresti e chiedi quali informazioni occorrono per ricevere un preventivo, riceverai una risposta più precisa e onesta. Anzi, ti dirò di più: diffida da chi ti dà subito una cifra precisa senza nemmeno sentire di cosa si tratta, perché a quel punto potresti ritrovarti o con un copy che abbandona il progetto perché era più complesso di quel che pensava e quindi ci sta rimettendo, o con una spesa enorme perché ti è stata data una cifra al rialzo.

Qual è la tua tariffa oraria?

Il discorso è più o meno simile, anche se si basa su un ragionamento diverso: più il lavoro è complesso, più tempo occorre, quindi un copywriter avrà sicuramente una tariffa oraria.

Le domande da non fare a un copywriter

Chiaramente il tempo è uno dei fattori che incidono sulla valutazione, ma in gioco ci sono anche l’esperienza e il valore che un professionista può portare al tuo progetto.

È perfettamente normale cercare un’unità di misura per comparare i prezzi di due o più copywriter e scegliere quello più conveniente, ma parliamo di creatività, e non è esattamente come paragonare le arance di due fruttivendoli diversi.

E poi, parliamoci chiaro, la tariffa oraria è un numero che non significa niente: un copy potrebbe chiedere la metà del prezzo, ma metterci il doppio del tempo.

Ho speso tanto sul design, puoi farmi uno sconto?

È perfettamente inutile avere un sito bellissimo esteticamente, se i contenuti sono spazzatura. Il copy è molto, molto importante. Il copy spinge i visitatori ad accedere al tuo sito, spiega cosa c’è di così bello, unico e strabiliante in ciò che proponi e ti aiuta anche con il posizionamento su Google.

Anche un buon servizio di copywriting merita un budget di tutto rispetto, e il contenuto non dovrebbe mai essere considerato come un add-on o una robetta da affidare al nipote che va bene a scuola e sa scrivere in italiano, nemmeno se il designer si è pappato quasi tutti i tuoi fondi. Mi dispiace, non è una scusa e il mio lavoro non vale meno di quello degli altri. Trova i soldi, o aspetta di averli per terminare il lavoro.

Ho fretta, in quanto tempo riesci a consegnare?

A questo punto, mi viene da chiederti: come mai hai fretta?

È perché un collega ti ha deluso? Ti è stato offerto un posto a un evento all’ultimo minuto e vuoi che la tua reputazione online sia impeccabile? Sei disorganizzato e ti serve per ieri? Vuoi qualcosa da vedere prima di andare in ferie?

Le domande da non fare a un copywriter

Nei primi due casi, è lecito avere un po’ di fretta e si può sicuramente concordare un piccolo sovrapprezzo per l’urgenza (per farti saltare la coda dovrò dire di no a qualcuno e forse ritardare delle consegne, il che mi causerà perdite di denaro che devo compensare).

La scusa delle vacanze è un po’ più subdola: specialmente se per il progetto è richiesto l’intervento di più figure professionali, è improbabile che un cliente riesca ad avere una bozza del lavoro in pochi giorni, infatti è probabile che un copy cerchi di convincere il cliente che potrà svolgere un lavoro migliore se avrà più tempo a disposizione.

Vale lo stesso per la disorganizzazione: se è così, è improbabile riuscire a dare un feedback in tempo utile. Per esperienza, posso dirti che nove volte su dieci il lancio di un progetto viene posticipato perché il cliente ritarda ad approvare il lavoro.

Posso aspettare di vedere il visual e il copy insieme prima di darti un feedback?

Così come tu hai bisogno di passare da un cliente all’altro velocemente, anche un copywriter deve concludere un lavoro e iniziarne un altro subito per massimizzare i suoi guadagni e consegnare in tempo. Un professionista non può essere alla mercè dei tempi altrui e potrebbe chiederti di saldare la fattura prima di effettuare eventuali revisioni.

Ricordi quella proposta che mi hai mandato 6 mesi fa? Iniziamo ora?

Sebbene questo non accada quasi mai con i clienti che ho qui nel Regno Unito, inutile dire che con quelli italiani è un’odissea: tempi di risposta biblici, preventivi che devono essere fatti in fretta, ma che vengono approvati dopo mesi e, come già detto, feedback dati con notevole ritardo.

In Italia abbiamo il brutto vizio di fissare una call per tutto. Si parla tanto, ma poi le decisioni vengono prese fuori tempo, il che fa sì che spesso le aziende non abbiano la possibilità di sfruttare i trend del momento.

In agenzia, quando inviamo una proposta commerciale dichiariamo esplicitamente che questa ha validità di un mese. Siamo un’azienda in continua crescita con costi sempre in aumento e con un flusso di clienti molto vivace, ci sarebbe impossibile onorare richieste vecchie di mesi.

Poiché ci sarà altro lavoro, possiamo fare un accordo?

In tutta onestà, tu offriresti uno sconto a un cliente con la promessa a parole che verrà a comprare di nuovo da te? Persino le raccolte punti del latte sono basate sulla fedeltà e non sulle promesse.

Sei sicuro di avere altro lavoro? Allora discuti di uno sconto sui prossimi progetti, anziché sul primo. Anche in questo caso, per esperienza ti dico che i clienti che promettono mari e monti, poi non li risenti mai più.

Posso pagarti appena torno dalle ferie?

Diciamo che le vacanze vorrei farle anche io, ecco. Qualsiasi professionista ha bisogno di serenità per lavorare bene, e chiedere di pagare in ritardo, dopo essersi goduti un certamente meritato riposo, farebbe storcere il naso a chiunque. Se hai intenzione di saldare più in là nel tempo, la strategia migliore è parlarne apertamente e ottenere un compromesso versando subito una parte del dovuto.

Le domande da non fare a un copywriter

Mi servono 200 articoli, ce la fai?

Quando mi fanno una domanda del genere penso che ci siano due alternative: o il cliente è un miliardario che vuole spendere un sacco di soldi e ha tempo per aspettare, o pensa che scrivere contenuti sia una roba automatica tipo catena di montaggio. A nessun copywriter piace sentirsi una macchina da stampa, a prescindere dalla cifra.

Conclusioni

Per iniziare una bellissima collaborazione bastano common sense e rispetto per il lavoro altrui, cose che sicuramente non ti mancano, ma che a volte non vengono espresse nel modo giusto, finendo per creare spiacevoli malintesi.

La mia ricetta? Essere onesti fin da subito, rifiutare i lavori di troppo e mettere tutto nero su bianco con un contratto. Se ti è possibile, chiedi un incontro o una chiamata conoscitiva, prima di decidere a chi affidarti, concordando condizioni accettabili da entrambe le parti.

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Mi chiamo Mario Palmieri e sono un digital copywriter. Mi occupo di scrivere testi pubblicitari e gestire blog per conto di aziende e professionisti che vogliono farsi conoscere sul web.

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