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Prestazioni occasionali: come essere pagati senza sorprese

Contabilità

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Io, come tanti altri freelance, non ho una partita IVA. Tuttavia, la legge italiana consente di svolgere lavori occasionali che non superino la durata di 30 giorni per il singolo committente e il cui guadagno complessivo non superi i 5.000 euro annui senza aprire partita IVA. Anche se penso di doverla aprire a breve, visto il mio crescente fatturato, fino ad ora ho sempre soddisfatto queste condizioni, ma come la mettiamo con il fisco?

Premesso che è giusto pagare le tasse sui redditi percepiti, non sempre regolarizzarsi è una cosa facile. Ad esempio, come funziona il pagamento con ritenuta d’acconto? Chi versa l’imposta? La risposta è duplice, poiché ci sono due norme diverse a seconda che il nostro cliente sia un privato o un’azienda con partita IVA.

Analizziamo:

Nel primo caso dovremo emettere una ricevuta per prestazione occasionale ad un privato, il quale non è un sostituto d’imposta, il che vuol dire che saremo noi a versare la ritenuta d’acconto (nel nostro caso il 20%) nella dichiarazione dei redditi di fine anno (in genere la si fa a giugno).

Sulla ricevuta dunque non scriveremo che è stata detratta la ritenuta d’acconto, ma scriveremo di aver percepito l’importo lordo (così com’è).

Nel secondo caso invece un soggetto con partita IVA è un sostituto d’imposta, dunque sarà lui a versare la ritenuta al posto nostro. Tuttavia, percepiremo solo una parte dell’importo richiesto, poiché ad esso andrà detratto il 20%, che il nostro cliente dovrà versare al fisco. Se ad esempio presentiamo una parcella di 100 euro, noi ne percepiremo solo 80!

Ovviamente, sulla ricevuta scriveremo che abbiamo fornito prestazioni per 100 euro, ma che è stato detratto il 20% (20 euro) e ne stiamo quindi ricevendo 80 dal cliente.

Come fare per incassare l’importo giusto, quello che realmente vogliamo? A molti verrebbe spontaneo aggiungere il 20% all’importo iniziale, ma non è così che funziona, ecco perché:

100+20%=120
120-20%=96

Se applicassimo questa logica finiremmo comunque per non incassare quanto realmente vogliamo! In questo esempio si tratta solo di 4 euro, ma più la cifra cresce e più crescono le percentuali.

Ecco dunque spiegato come si calcola la ritenuta d’acconto:

(C/(100-I))x100

dove a C corrisponde la cifra che intendiamo incassare e I è l’imposta di cui dobbiamo tener conto. Nel nostro caso, il calcolo è:

(100/(100-20))x100=(100/80)x100=1,25x100=125

Ecco la soluzione: sulla ricevuta dovremo scrivere che l’importo richiesto è 125 euro, ma che poiché il 20% lo verserà il nostro cliente, ne stiamo ricevendo soltanto 100. La ritenuta d’acconto è di 25 euro. In questo modo, e solo in questo, incasseremo i soldi che volevamo, non un centesimo in meno.

Tutto chiaro? Conoscete altri modi per calcolare la ritenuta d’acconto? A voi la parola. 🙂

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Mi chiamo Mario Palmieri e sono un digital copywriter. Mi occupo di scrivere testi pubblicitari e gestire blog per conto di aziende e professionisti che vogliono farsi conoscere sul web.

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