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Paragonarsi agli altri blogger fa male

Paragonarsi agli altri blogger

Blogger, freelancer, consulenti, scrittori. Spesso siamo soli. Il nostro habitat naturale è il tavolino di un bar con sopra il nostro portatile e un cappuccino o un tè di fianco. E spesso sono appena le prime luci del mattino quando una persona dall’aria gentile ci serve la colazione in quello stesso bar. Altrettanto spesso accade invece che ci troviamo a casa, con la fioca luce della lampada da scrivania a fare le ore piccole. Io lo so, l’ho fatto per anni, prima di lavorare in agenzia.

Abbiamo sempre l’ispirazione, ci sentiamo come guidati da una luce che ci indica che quella è la strada giusta da percorrere e non possiamo farne a meno. Non abbiamo paura e siamo più che determinati. La nostra indipendenza ci piace, anzi, è la cosa che amiamo di più della nostra condizione: lupi solitari che non hanno capi a cui rispondere.

Ma spesso siamo consumati dai dubbi.

Quali saranno le sue statistiche? Perché ha più follower di me su Twitter? Perché ha così tanti amici su Facebook e io così pochi? Sta lanciando un nuovo prodotto? Mi starà surclassando?

Essere un blogger significa vivere in un campo minato fatto di comparazioni e metriche. Il nostro mondo si misura in condivisioni, lettori, iscritti e conversioni. Collezioniamo dati, li analizziamo e li confrontiamo. Li confrontiamo soprattutto con gli altri, con una sola costante domanda: sto facendo bene?

Siamo tutti umani

Paragonarsi agli altri è nella natura umana, non è solo una peculiarità dei blogger. Siamo animali sociali, viviamo in un certo tipo di società, fare paragoni è normale. Ci compariamo con gli altri soprattutto per capire dove stare, qual è il nostro posto e dove ci conviene stare.

Lo facciamo sin da piccoli, spesso inconsciamente, perché ci viene naturale. Grazie a questo tipo di confronto impariamo a superare i problemi, far fronte alle minacce, costruire il nostro percorso di vita e crearci una nostra identità.

Guarda in basso per sentirti meglio, in alto per sentirti peggio

Ci si può paragonare agli altri principalmente in due modi: confrontandoci con chi sta meglio di noi oppure con chi sta peggio.

Soffermiamoci un attimo sul secondo caso: perché lo facciamo?

Lo facciamo perché ciò ci fa stare meglio. Ci fa pensare che se la nostra situazione è migliore di quella certa persona, che magari lavora sodo proprio come noi, ciò deve necessariamente significare che qualcosa di buono la stiamo facendo. È un toccasana per il nostro ego e ci rassicura come nient’altro potrebbe fare.

Può sembrare una situazione spiacevole, ma è giusto. Il paragonarsi agli altri è come avere un termostato per l’umore: ci aiuta a mantenerlo al giusto livello.

Tuttavia, non puoi pensare di fermarti qui, perché i miglioramenti, la produttività e la felicità dipendono dalle nostre azioni e non dai nostri paragoni.

Attenzione alle persone di successo

Quando si inizia a fare paragoni “verso l’alto”, invece, nascono i problemi di cui sopra: ci sentiamo sconfitti, siamo portati a pensare che non arriveremo mai a quel livello e che in realtà non sappiamo cosa stiamo facendo.

Anche in questo caso, però, il progresso si ottiene con le azioni: prendi il buono che queste persone hanno da insegnarti e vai avanti per la tua strada.

Il pericolo dei social network

Una piccola parentesi su questo punto, però, voglio aprirla: la comparazione verso quelli che percepiamo come migliori di noi è di gran lunga amplificata sui social network, ovvero quel posto in cui vediamo quotidianamente foto e stati di persone che sono felici in vacanza e che festeggiano questo o quel traguardo.

Si soffre come cani, lo so. Quando vivevo in Italia non facevo altro che chiedermi come era possibile che i miei ex compagni di scuola andavano spesso in vacanza senza nemmeno lavorare e io che invece di lavori ne facevo due non riuscivo a permettermi più di una settimana l’anno in Calabria o in Puglia. Poi ho scoperto che molti vivevano ancora coi genitori e che le vacanze erano tutte pagate da mamma e papà, oppure che in realtà sgobbavano dalla mattina alla sera in posti di merda senza farlo sapere in giro.

Il punto è che sui social siamo portati a condividere maggiormente le esperienze positive rispetto a quelle negative per dare di noi un’immagine vincente, all’altezza di quelli a cui ci paragoniamo. Io stesso, ora che faccio circa cinque viaggi all’anno, tendo a postare cose inerenti a queste esperienze positive, piuttosto che scrivere qualcosa sulle mie giornate no.

Come risolvere lo stress da paragone

Ora che sappiamo qual è la causa, come risolviamo il problema?

Innanzitutto, con l’atteggiamento del cavallo da corsa: il cavallo da corsa non guarda i suoi avversari, pensa soltanto alla strada che ha davanti a sé. Allo stesso modo, tu devi pensare soltanto a far crescere il tuo blog, senza guardare a quelli che hanno più o meno successo di te.

Poniti dei traguardi personali, che siano raggiungibili, e impegnati a raggiungerli. In questo modo la sfida sarà solo tua verso di te.

Ma soprattutto, non paragonare i tuoi inizi con l’apice della carriera di qualcun altro. Una carriera è fatta di tre momenti: ascesa, apice e declino. È naturale che se tu che hai aperto il tuo blog da una settimana cerchi di paragonarti a chi invece lo ha aperto da due anni e vive il suo periodo di massimo splendore, ti sentirai un po’ schiacciato.

Evita questo errore, se proprio devi fare un paragone, fallo come si deve!

Tu ti sei mai paragonato agli altri blogger per misurare il tuo successo? Che conclusioni ne hai tratto? Racconta la tua esperienza nei commenti.

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