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Libra è veramente libera?

Libra è davvero libera?

La notizia dovreste saperla: Facebook, assieme a un’altra ventina di multinazionali, ha dato vita a Libra, una criptovaluta che ha molte particolarità, una su tutte, quella di non essere una vera criptovaluta. Ci arriviamo tra poco.

Una breve premessa: questo è un articolo di opinione, io non sono un profondo conoscitore di Blockchain e criptovalute, e le mie considerazioni sono valide su un piano sociale, più che tecnico.

Innanzitutto, partiamo dal nome: Libra, come il nome latino della costellazione della Bilancia. Un nome che ispira equilibrio, sicurezza, giustizia. In una sola parola: stabilità.

Una criptovaluta atipica

Libra è una criptovaluta esattamente come Bitcoin, Ethereum e molte altre. Come loro funziona su una blockchain, ma il suo valore non è soggetto a fluttuazioni: Libra avrà lo stesso valore del dollaro statunitense e il consorzio che lo gestisce acquisterà o venderà titoli di Stato a seconda del suo andamento, ma questo significa anche un’altra cosa: addio inflazione!

Libra non sarà soggetta alle inflazioni

Libra conserva, però, un interessante vantaggio tipico delle criptovalute: ha una portata globale e tutto quello che serve a un individuo per gestirla è un portafoglio digitale, che in questo caso si chiamerà Calibra. Questo significa che le commissioni sono praticamente azzerate e che chiunque, anche chi non ha un conto corrente, la può utilizzare. A Calibra spetterà il compito di verificare le credenziali degli utenti, proteggendo gli stessi dalle frodi e collaborando con le autorità per contrastare il riciclaggio e le transazioni illecite.

Da dove nascono i dubbi

Finora, sembra che Libra sia davvero un’invenzione portentosa: una criptovaluta globale, che mette fuori gioco le banche e abbatte le commissioni, restando sempre stabile e affidabile.

Allora quali sono i problemi?

Libra

Innanzitutto, non mi è chiaro fino a che punto un sistema come Blockchain potrà garantire con Libra la stessa sicurezza che garantisce in altri contesti. Mi spiego meglio: una delle caratteristiche principali della Blockchain è il fatto che le transazioni siano criptate: tutte le informazioni sono conservate sul ledger condiviso sotto forma di hash, e poiché non esiste un organo di controllo centrale (perché tutti i nodi sono essi stessi addetti al controllo), la privacy è garantita. Nel caso di Libra, invece, l’organo centrale è Facebook. La principale promessa fatta dal consorzio, infatti, è stata proprio quella di poter usare la valuta semplicemente dal proprio account di Facebook.

Questo significa che, teoricamente, Facebook dispone non più di semplici informazioni sulle abitudini d’acquisto, ma vere e proprie informazioni finanziarie di miliardi di persone e aziende. Considerando il passato non proprio trasparente di Facebook, credo sia lecito avere qualche riserva.

Ma non è tutto. Credo che ci sia una faccenda ancor più complessa da affrontare.

Il dubbio più grande

Entriamo per un attimo nella dimensione di Libra: si tratta di una ventina di multinazionali che hanno investito nel progetto almeno dieci milioni di dollari ciascuna e contano miliardi di utenti. Parliamo di società come Vodafone, Visa, Mastercard, Uber, Paypal, Booking e tantissimi altri.

Con il lancio di Libra, queste grosse multinazionali ricopriranno un ruolo nell’economia mondiale ancor più grosso di quello che ricoprono ora. Già adesso alcune delle aziende più grosse del mondo hanno un fatturato più alto del PIL di piccoli Paesi, cosa accadrà quando avranno il potere di emettere valuta, proprio come uno Stato?

Come reagiranno i governi quando le loro banche centrali avranno proprio il consorzio di Libra come cliente più importante? Cambieranno dei rapporti di forza?

Una domanda finale, non troppo scontata: vogliamo veramente lasciare il nostro denaro nelle mani di un ente privato che detta e cambia le regole a suo uso e consumo e che un domani potrebbe addirittura restare impunito?

Bisogna trovare una risposta prima del 2020. Intanto, lascia pure il tuo parere nei commenti.

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Mi chiamo Mario Palmieri e sono un digital copywriter. Mi occupo di scrivere testi pubblicitari e gestire blog per conto di aziende e professionisti che vogliono farsi conoscere sul web.

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