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Manuale di sopravvivenza ai social media

Manuale di sopravvivenza ai social media

C’era una volta il web. Come tutte le cose buone, il web voleva fare qualcosa di buono per l’umanità: voleva che tutti gli umani si digitalizzassero e che il progresso ci rendesse più produttivi, più intelligenti, più critici nei confronti della realtà che ci circonda e con le culture sempre più accessibili, che ci rendesse più aperti verso il prossimo. Fu così che nacquero i social network.

Purtroppo le cose andarono male e ben presto i social network diventarono un luogo in cui le persone offendono prima di conoscersi, diffondono bufale, discriminano e producono lamentele sterili sulla realtà quotidiana. I social network, da che furono concepiti come una comunità da vivere, divennero una comunità in cui sopravvivere.

Storiella a parte, i social oggi sono lo strumento di comunicazione più potente al mondo e non è pensabile non esserci, sarebbe come non essere nella società.

Tuttavia, non si può trascurare la premessa che ho fatto nell’introduzione (altrimenti non l’avrei scritta). Se vuoi promuovere te stesso o il tuo brand (cose che talvolta coincidono) senza uscirne scottato, dovrai imparare alcune tecniche di… sopravvivenza.

Dicendo ciò, intendo che posso darti dei consigli basati sulla mia esperienza da professionista su come affrontare alcuni aspetti di questo mezzo che potrebbero crearti qualche difficoltà se appunto stai pensando di promuoverti per affari (ma perché no, anche per diletto).

1. Fai attenzione ai troll

Ricordi quando eri al mare a fare castelli di sabbia sul bagnasciuga e puntualmente arrivava il bambino (a volte anche l’adulto 🙁 ) che te lo distruggeva con un calcio?

Ecco, i troll fanno una cosa simile. D’accordo, le critiche le riceviamo tutti, ogni tanto un commento negativo ci può aiutare a migliorare il servizio che rendiamo alla comunità, ma è indubbio che il web sia anche popolato da completi imbecilli che innescano discussioni senza alcun presupposto logico e il cui scopo è insultare, fare benaltrismo e spargere odio.

Quando identifichi un troll, hai due alternative: o non gli rispondi e al limite lo banni, oppure decidi di rispondergli presentando fatti e argomentazioni a sostegno della sua tesi. La prima è senza dubbio la strada più semplice, ma la seconda è quella che dà maggiori soddisfazioni: mettere a tacere un idiota è sempre una soddisfazione, diciamocelo, ma riuscirai a rispondere argomentando e senza mai farti trascinare emotivamente e rispondere alle provocazioni con altre provocazioni?

Naturalmente rispondere a questa domanda non basta: l’atteggiamento che dovrai adottare, ossia rispondere duramente, contrattaccare chi attacca e non risparmiarsi toni accesi, si addice al brand che vuoi rappresentare?

Ad esempio, io un atteggiamento così lo vedrei adatto ad una pagina di Vittorio Sgarbi, ma non per quella di Gianni Morandi.

È emblematico il caso recente di UNICEF Italia, il cui social media manager su Twitter ha iniziato a rispondere colpo su colpo a chi sparava a zero sui migranti, sui bambini (sui bambini!!!) e sui volontari. Qual è stato il risvolto? Quelli che avevano alzato i toni gli hanno detto di abbassarli e gli hanno dato dell’arrogante, poi sono scappati via, mentre per i più, è diventato un eroe.

2. Giungi alla verità che la privacy digitale non esiste

Quando socializziamo sul web, tendiamo a rivelare troppo. È un dato di fatto: ti basta scrollare la tua home di Facebook o di Instagram per vedere gente che scrive cose che nemmeno le lettere d’amore dei soldati sul fronte. Oppure ancora, di quella ragazza che, in un gruppo di 4.000 persone, scrisse un post che iniziava con: «questa cosa non l’ho mai detta a nessuno, nemmeno ai miei genitori».

La verità è che sui social la privacy è affidata al buon cuore di chi ha accesso alle informazioni: basta uno screenshot e la propria segretezza è compromessa, avendo a quel punto ben poco controllo sul proprio messaggio.

Se hai una reputazione online da curare, scegli attentamente cosa condividerai, i materiali che userai e ragiona due o tre volte su come scrivere e a chi destinare un messaggio, ma soprattutto non decidere al momento: ti trovi sui social per uno scopo ben preciso, in vista del quale hai una strategia a cui attenerti.

3. Comportati da business e non da strillone

È chiaro che un brand può sfruttare i social per vendere. Fin troppo chiaro. Perciò, spammare i tuoi prodotti fino alla morte non porterà a nulla di buono, perché

Sii chiaro sul perché sei lì e su cosa puoi offrire, ma non pensare che sia facile vendere: ricorda, sei su un media che non è fatto per vendere e la gente non condividerà mai i post sui tuoi prodotti, ma condividerà contenuti. Promuovi i tuoi contenuti dieci volte più dei tuoi prodotti e conquisterai il mondo.

4. Cerca le piccole community in crescita

Alcuni brand di fama internazionale gestiscono community formate da milioni di utenti. Certo, c’è grande fermento, su questo non ci piove, ma quanto sono gestibili, realisticamente parlando?

Se posti qualcosa di interessante in un gruppo formato da un milione di persone, questo scompare subito. Al contrario, se lo fai in un gruppo da mille persone, il tuo contenuto avrà maggiori possibilità di essere notato.

Fai attenzione: gruppi troppo piccoli saranno una perdita di tempo esattamente come quelli troppo grandi. Assicurati che ci sia un minimo di massa critica, ma che sia un minimo, in modo tale da assicurarti che ci siano margini di crescita.

5. Gestisci il tuo tempo correttamente

I social possono portare via tante energie, ma soprattutto moltissimo tempo, finché non te ne restano più per vivere la tua vita. Fai attenzione che ciò non accada.

Come fare? Il modo più semplice è decidere delle fasce orarie in cui dedicarsi ai social e rispettare tale programma. In azienda, tempo fa avevamo un problema simile con la gestione delle email, così abbiamo deciso di rispondere a tutti i messaggi in orari prestabiliti, ovvero alle 9:30 (dopo il caffè), alle 12:00 (prima di pranzare) e alle 15:00 (quando ormai tutte le task del giorno o quasi sono esaurite e ci si può preparare al giorno dopo). Da allora le mail non ci rallentano più.

Lo so, c’è sempre una discussione interessante a cui partecipare o un troll a cui rispondere (vedi sopra), ma non puoi spenderci tutta la tua esistenza.

6. Non dimenticare le buone maniere

Sii sempre gentile, rispettoso e cortese con chi ti contatta, tieni a mente che si tratta di potenziali clienti. Non essere impulsivo, non dire cose che non volevi dire e non dire cose che volevi dire.

Offendere un singolo individuo può pregiudicarti dal raggiungere un’intera fascia di persone. Vale la pena rischiare solo perché non sai risparmiarti una battuta al vetriolo?

Se intendi usare l’ironia fallo, ma ricorda di essere molto più chiaro di quanto non lo sia offline, perché sul web l’ironia è percepita in modo diverso.

7. Capisci quando è il momento della ritirata

Le persone possono essere crudeli, irritanti e volgari. Cose come il sessismo, il fascismo e il razzismo esistono ancora, purtroppo. Dietro una tastiera, poi, tutti possono diventare leoni e sentirsi in diritto di essere ancora più crudeli.

Tutto questo può toglierti forza e demoralizzarti pesantemente. Stare sui social network tutto il giorno è come stare dietro la cassa di un supermercato e dover sorridere ad ogni singolo cliente che entra in quel negozio nell’arco della giornata a prescindere da quello che succede nella propria vita.

Quello che voglio dire, è che i social possono essere logoranti. E se non vuoi essere logorato, hai il diritto di fermarti. Prenditi una pausa, se ne senti il bisogno. Non devi sentirti obbligato ad esserci a tutti i costi o a seguire tutte le discussioni. Siamo esseri umani, dopotutto, e quello che funziona nella vita reale, funziona anche in quella digitale, dunque così come nella prima, anche nella seconda a volte è necessario ritirarsi.

Le tue regole per sopravvivere sui social

Questi sono i consigli più immediati che mi sento di darti, ma sopravvivere sui social non è così semplice. Sicuramente l’argomento non è avido di spunti di riflessione. Se vuoi darne qualcuno, sei il benvenuto tra i commenti.

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Mi chiamo Mario Palmieri e sono un digital copywriter. Mi occupo di scrivere testi pubblicitari e gestire blog per conto di aziende e professionisti che vogliono farsi conoscere sul web.

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