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Chi sceglie le pubblicità che vedi su Internet

Pubblicità su internet

La pubblicità su internet è uno di quegli argomenti sui quali l’utente medio nemmeno si sprecherebbe a leggere un articolo. Molti la nascondono con AdBlock e altri programmi ed estensioni simili, molti altri la lasciano lì, ma non la vorrebbero, ma sono tantissimi quelli che non si pongono il problema e la tollerano. Del resto, se l’abbiamo accettata in radio e in televisione, non vedo perché per il web dovrebbe essere diverso.

Proprio come accade per gli altri media, ci sono aziende che pagano per essere pubblicizzate su Internet e altre che guadagnano denaro da tali pubblicità, con altre compagnie che fanno da tramite tra chi pubblica annunci e chi li ospita sui propri siti, regolandone i prezzi, la frequenza con cui essi compaiono e altri fattori di rilievo.

In molti sicuramente già lo sanno, ma visto quel che sto per raccontare, è bene ribadire anche le cose più semplici: la pubblicità su internet non è scelta a caso.

Se visitiamo un sito sulle automobili, ad esempio, è probabile che ci imbatteremo in annunci pubblicitari di vendita di auto usate, ad esempio, oppure se cerchiamo informazioni su un luogo, spesso troviamo pubblicità che propongono pacchetti vacanza proprio per quel luogo.

Andando più a fondo, se di recente abbiamo acquistato un Rolex su un sito e-commerce, magari dopo aver visitato il sito sulle automobili di cui prima, piuttosto che ricevere pubblicità di auto usate, ne riceveremo alcune di auto nuove, magari di lusso. Come se qualcuno sapesse quanto possiamo spendere e qual è il nostro stile di vita.

Non parlo solo dei banner pubblicitari sui vari siti, perché anche i social non sono immuni a questa logica.

Chi sceglie le pubblicità su internet?

La domanda allora sorge spontanea: chi sceglie le pubblicità su internet che vanno bene per te?

Non ci crederai, ma sei tu.

Sì, sei tu che scegliendo di utilizzare determinate applicazioni e servizi, dai i tuoi dati personali in mano ad altri. Non lo sapevi? Certo che lo sapevi, hai letto i termini di utilizzo, vero? 😉

Esiste un detto che afferma:

[Tweet “Se un servizio è gratis, il prodotto sei tu.”]

Proprio così, le informazioni raccolte da queste applicazioni vengono poi vendute a terzi affinché questi possano proporre pubblicità mirate alle persone giuste, ossia quelle potenzialmente interessate ai loro servizi. A fare questo lavoro, poi, è un algoritmo che elabora i dati e crea dei profili.

Adesso capisci anche perché l’UE ha deciso di prendere la situazione in mano creando un’apposita legge sui cookie.

Ora che sei tu a decidere di dare il tuo consenso, davvero non hai più scuse, per questo non tollero la polemica scoppiata di recente riguardo Youtube e che sta mettendo in ginocchio diversi videomaker in termini economici.

Lascia che te ne parli.

Il caso Adpocalypse

Agli inizi di aprile, fu pubblicato un video su Youtube in cui un uomo armato di coltello si accaniva contro un giubbotto antiproiettile di quelli dati in dotazione alla Polizia britannica, dimostrando come fosse facile distruggerli con un semplice coltello e come tale falla sia costata la vita all’agente durante l’attentato di Londra dello scorso 22 marzo.

Ecco che scoppia l’indignazione nella rete: quel video istiga al terrorismo!

Ora, tralasciando che già questa conclusione è ridicola di suo, quello che è successo dopo, lo è ancora di più.

Come accade per milioni di video, anche prima di questo venivano visualizzate delle pubblicità. In questo caso specifico, un utente visualizzò una pubblicità di Netflix, prima di visionare il contenuto effettivo del video.

Apriti cielo: ecco che Netflix mette le sue pubblicità in un video del genere, quindi Netflix istiga al terrorismo!

Come tutte le baggianate, anche questa è diventata virale e tanto pericolosa, che molte aziende che pagavano per avere i loro minispot su Youtube, hanno deciso di disattivare le campagne in corso, con una grossa perdita di denaro per Google e per i publisher.

La risposta di Youtube

Cosa ha fatto Youtube, in conseguenza a ciò?

Dopo pochi giorni ha aggiornato la sua policy, specificando che ogni utente deve indicare se i propri video contengono materiale che possa in qualche modo generare una controversia e che naturalmente tale situazione verrà monitorata. Se si sceglie tale opzione, sarà molto difficile per gli autori dei video inserire gli annunci pubblicitari nei propri video, con un conseguente calo di introiti che in alcuni casi arriva anche al 70%.

Nel corso degli anni, molti youtuber hanno guadagnato ingenti somme di denaro grazie al frutto della loro creatività, tanto da occuparsi del proprio canale a tempo pieno, rifiutando altre proposte di lavoro, ma in compenso offrendo all’utenza intrattenimento e informazione.

Se questo stato di cose non dovesse cambiare, molti si ritroverebbero a dover chiudere la propria attività sul social o migrare ad altre piattaforme meno accessibili. Insomma Youtube come lo conosciamo oggi, potrebbe scomparire a breve.

Adpocalypse è frutto dell’ignoranza

Bada bene, non intendo ignoranza in quanto termine dispregiativo, bensì nel senso etimologico del termine: ciò che ha scatenato questo fenomeno che sta portando alla rovina molti youtuber, è l’ignoranza dell’utente medio riguardo il funzionamento di internet e del mondo digital. Se meno persone ignorassero il fatto che sono esse stesse a scegliersi le pubblicità su internet, sono sicuro che tutto ciò non sarebbe accaduto.

Una possibile soluzione

Sono del parere che Google, piuttosto che fare brand safeguard, dovrebbe fare informazione, cercando di istruire le masse su come funziona la pubblicità su internet. Come fare? Beh, non devo occuparmene io, ma sono sicuro che a Google in particolare, gli strumenti non manchino.

Secondo te quale potrebbe essere una valida soluzione a questo problema? Una maggiore educazione digitale sarebbe abbastanza o credi che servano metodi diversi? Discutiamone nei commenti.

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Mario Palmieri

Mi chiamo Mario Palmieri e sono un digital copywriter. Mi occupo di scrivere testi pubblicitari e contenuti per conto di aziende e professionisti che vogliono farsi conoscere sul web.

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