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Gli strumenti di monitoraggio per migliorare il copywriting

Gli strumenti di monitoraggio per migliorare il copywriting

Quando in agenzia ci capita di lavorare a progetti complessi sul web come un e-commerce, un nuovo sito web o un funnel, insistiamo spesso sull’utilizzo di adeguati strumenti di monitoraggio per controllare come reagiscono gli utenti e fare i dovuti aggiustamenti in corso d’opera.

Siamo il tipo di professionisti che non si accontentano del lavoro da una botta e via, ma seguono il cliente attraverso un percorso, anche lungo, che possa portare reali benefici al suo business. Noi non siamo infallibili: nonostante gli anni di esperienza alle spalle, i corsi, i libri e le indagini di mercato, il rischio i giungere alla conclusione sbagliata c’è sempre, e sempre ci sarà, allora può capitare di creare un layout poco usabile, scrivere un copy senza mordente o sbagliare completamente il target per il tipo di prodotto che si cerca di vendere. Per questo abbiamo bisogno di tenere tutto costantemente sotto controllo.

Alcuni degli strumenti che ci vengono in soccorso, per esempio, possono aiutare noi copywriter a capire quando bisogna fare una revisione di quanto prodotto e in questo articolo voglio citarne alcuni molto interessanti. Alcuni li conoscerai sicuramente, ma voglio spiegarti come possono essere utili a migliorare un copy.

Google Analytics

A oggi, Google Analytics è uno degli strumenti di statistica per siti web più potenti in circolazione: è gratuito, può desumere un’impressionante quantità di informazioni dall’utente, analizzare il suo comportamento, tracciare degli obiettivi prefissati e, se opportunamente collegato, interagire con altri servizi Google per offrire ulteriori servizi, come Google Ads e Google Search Console, che offrono informazioni preziose su come gli utenti arrivino sul nostro sito rispettivamente tramite gli annunci sponsorizzati e le ricerche organiche.

Grazie ad Analytics, per esempio, sappiamo che i blog hanno una frequenza di rimbalzo mediamente più alta rispetto ai classici siti web, questo perché spesso il visitatore che legge un articolo va subito via dopo aver trovato le informazioni che cercava. Il motivo? Molto probabilmente non gli hai offerto alcun incentivo a restare sul tuo sito o il tuo articolo era piuttosto povero di informazioni. In questo caso, Google Analytics ti dice che devi approfondire di più i tuoi contenuti e consigliarne altri correlati al termine della lettura.

Anche un basso numero di pagine per sessione può indicare che c’è qualche problema a restare sul sito, e se le pagine caricano correttamente e in modo veloce, il problema è di nuovo nei contenuti. Alcuni usano un sistema di paginazione, distribuendo l’articolo su più pagine, ma non è detto che funzioni per tutti.

SEOZoom

Ma anche altre applicazioni simili, per esempio SEMRush. Quando si tratta di digital copywriting, la creazione di contenuti coinvolgenti deve andare di pari passo con l’ottimizzazione degli stessi per i motori di ricerca. Incrociando i dati forniti da SEOZoom (è lo strumento che uso di più per i miei clienti italiani) con quelli di Google Analytics e della Search Console, possiamo ottenere un quadro chiaro dei contenuti da produrre per ottimizzare una determinata parola chiave, grazie a dati su keyword correlate e keyword con potenziale.

SEOZoom, inoltre, ha un sistema di analisi del sito, tra l’altro molto utilizzato dagli esperti per realizzare un SEO audit, che rileva eventuali errori critici e piccoli dettagli da sistemare per migliorare il modo in cui i motori di ricerca vedono il tuo sito. Alcuni errori possono riguardare tag H1 duplicati, link rotti, link in entrata e in uscita a siti con basso trust score e tanto altro, così tanto che a voler elencare tutto dovrei fare un grande sforzo di memoria.

Ops…

Hotjar

Il miglior modo per capire il comportamento degli utenti sarebbe quello di osservare questi ultimi mentre visitano il sito, proprio come se noi fossimo lì accanto a loro. Sebbene ciò non sia fisicamente possibile, Hotjar ci va molto vicino, con la sua possibilità di registrare in video le azioni compiute dagli utenti sul tuo sito. Incredibile ma vero: una volta implementato il codice Javascript di Hotjar all’interno della pagina ed esserti registrato al sito, potrai vedere nell’apposita sezione Recordings del tuo account dei veri e propri video di ogni singolo utente che ha visitato il tuo sito, scoprendo dove ha cliccato, dove si è fermato a leggere e quando ha chiuso il sito.

Non molto tempo fa, ho lavorato a una landing page per la vendita di un prodotto per conto di un mio cliente. Dopo le prime 24 ore con un tasso di conversione molto basso a dispetto di un buon CTR sugli annunci, andai a guardare le registrazioni su Hotjar, scoprendo che molti utenti decidevano di chiudere il sito dopo aver letto il piccolo paragrafo sul pricing del prodotto. Decisi, quindi, di rimuovere quella sezione e spostarla invece al momento del checkout, identica. Risultato? Conversioni triplicate!

Tuttavia, il consiglio che ti do è quello di non perderci molto tempo: guardare ogni singola registrazione, soprattutto su siti molto visitati, può rubarti davvero tanto tempo prima che tu te ne accorga, quindi fai attenzione!

Google Tag Manager

Ma quanti tag di codici Javascript tocca inserire su un sito? Non mi rallenterà il caricamento delle pagine?

Tecnicamente non dovrebbe essere un problema, ma se non vuoi perdere il conto, Google Tag Manager ti permette di inserire un unico codice e utilizzare tutti gli strumenti finora citati.

Google Tag Manager

Ma non è tutto: puoi decidere su quali pagine eseguire determinati codici e quando: alla pressione di un pulsante, al caricamento di una pagina, al click su un’immagine e così via. Ogni movimento può far scatenare un codice. In questo modo saprai esattamente quanti utenti compiono una determinata azione e puoi incrociare i dati, interpretandoli per capire cosa funziona. Con questo metodo ho scoperto call to action poco efficaci, testi troppo lunghi e noiosi e link esterni che portavano via l’utente da una pagina importante.

Facebook Pixel

Installare il Pixel di Facebook sul proprio sito significa avere uno strumento di monitoraggio potentissimo per la creazione delle proprie campagne pubblicitarie, ma anche quando non stai facendo alcuna campagna su Facebook, ti consiglio di installarlo comunque, poiché fintanto che è lì, collezionerà dati preziosi sul tipo di utenza che approda sulle tue pagine e sarà più facile trovare un pubblico per le tue inserzioni.

Facebook Pixel

Non solo: se hai impostato degli eventi, potrai accedere a statistiche dettagliate su questi, con la possibilità di capire se c’è un passaggio al’interno del tuo funnel che ti fa perdere potenziali lead.

Se c’è, sai anche dov’è che devi cambiare qualcosa: probabilmente in quei passaggi il copy è poco interessante o poco esplicativo, e bisogna soddisfare le esigenze dell’utente. Per raccogliere feedback, restando su Facebook, può essere utile un chatbot, mentre per recuperare gli utenti “persi” puoi sfruttare il retargeting e creare una campagna più aggressiva destinata agli utenti che si sono fermati a un determinato passaggio, come ad esempio l’aggiunta di prodotti al carrello senza completare l’acquisto.

I tuoi strumenti

Ho analizzato gli strumenti più popolari per il monitoraggio delle pagine, ma ce ne sono così tanti che descriverli tutti sarebbe un’impresa titanica. Se ti va, puoi aiutarmi dicendomi nei commenti quali sono gli strumenti di monitoraggio che usi e come ti aiutano a migliorare il copy del tuo funnel.

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